Robo (for) advisor: perché i software non ci rubano il lavoro
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Inutile negare l’evidenza: i robo advisor sono percepiti come una minaccia da molti consulenti finanziari, compresi i circa 12mila che esercitano la professione in Italia. Il motivo è semplice: temono che i costi inferiori e la precisione dei servizi offerti dai sistemi informatici possano mettere a rischio la loro professione. Ma niente paura: come per altri settori in cui l’automazione sta prendendo piede in maniera dirompente, non è detto che i software sostituiranno i professionisti e sicuramente non tutti.

Secondo le stime di mercato, entro il 2020 asset per circa 2.200 miliardi di dollari saranno gestiti dagli algoritmi: una cifra ben quattro volte superiore a quella attuale e pari al 5% di tutto il denaro gestito a livello mondiale. Ma, per quanto la prospettiva sia esaltante, ci vorrà parecchio tempo prima che le macchine sappiano rispondere da sole alle esigenze dei piccoli investitori. Ecco allora che, per chi è disposto a mettersi in gioco guardando alla tecnologia come uno strumento per innovare e migliorare il proprio lavoro, si aprono in realtà opportunità estremamente interessanti.

Un recente studio di Accenture rileva che il servizio di consulenza automatizzato è nato soprattutto per conquistare quella clientela che difficilmente si rivolgerebbe agli advisor tradizionali. E spiega che i robo advisor possono essere invece buoni amici del consulente affiancandolo nelle sue attività ordinarie: durante la fase di acquisizione del cliente, nel bilanciamento del portafoglio o per l’individuazione di nuove opportunità di business.

Ecco allora che i robo advisor rappresentano un vantaggio per potenziali investitori (come i clienti più giovani), ma anche per gli stessi consulenti. Questi algoritmi sfruttano percorsi neurali, osservano i dati storici con estrema efficienza e possono fornire indicazioni utili all’allocazione degli investimenti. È chiaro che con il loro sostegno i professionisti avranno la possibilità di risparmiare tempo e di concentrarsi su attività di maggior spessore, magari impiegando le loro capacità per coltivare la relazione con i clienti e andare incontro ai loro bisogni.

Proprio quest’ultimo è un aspetto che, in uno scenario caratterizzato da fattori di diffusa incertezza finanziaria, sarà sempre più importante nell’ambito della consulenza. E anche in questo i sistemi automatizzati possono assistere il consulente nelle fasi di formazione e aiutarlo ad anticipare le esigenze del cliente grazie alle tecnologie di intelligenza artificiale. Più che di veri “robo advisor”, quindi, sarebbe opportuno parlare di “robo for advisor”.

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