Risparmio: i cinque errori più comuni che commettono i genitori oggi
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La prima paghetta per alcuni, il primo stipendio per molti altri. La “scoperta del denaro” è stata, fino a non molti anni fa, un’esperienza tardiva, alla quale la maggior parte degli adulti e dei giovani adulti di oggi è arrivata spesso impreparata, senza un’adeguata educazione a scuola né in famiglia.

I risultati? Si vedono nella vita di ogni giorno, nella difficoltà di risparmiare in maniera regolare, di pianificare un budget, di discutere apertamente di problemi economici con il partner o durante una trattativa di lavoro, ma anche di capire nozioni finanziarie e bancarie di base: conoscenze e competenze per le quali l’Ocse ci pone ormai da alcuni anni agli ultimi posti nelle classifiche internazionali.

Non è detto, tuttavia, che i genitori di oggi non possano adottare un approccio completamente diverso per i propri figli, a cominciare dalla più tenera età. Anche in mancanza di competenze particolarmente evolute, infatti, è possibile “educare” i figli a un uso consapevole del denaro evitando certi comportamenti inculcati dai propri genitori o dalla cultura del passato. Un esempio? Ne abbiamo scelti cinque.

 

Non parlare (mai) di soldi davanti ai figli. Il denaro non è più un argomento tabù, neppure tra le mura domestiche. Dentro casa, tuttavia, molti genitori sono ancora restii a parlare di soldi davanti ai propri figli: forse, per il disagio di dover spiegare loro come i soldi vengono guadagnati, amministrati e spesi, talvolta in maniera impropria.

Il consiglio: i genitori possono dare l’esempio ai propri figli, ad esempio decidendo un momento della settimana in cui parlare, a tavola, alla presenza di tutti, delle piccole spese da affrontare. Non è necessario che i figli siano chiamati a prendere una decisione: è sufficiente riuscire a “parlare di soldi” in maniera serena e soprattutto razionale, per fornire loro un esempio da seguire anche in futuro.

 

Non dare una paghetta. Molto meno diffusa in Italia che altrove, la “paghetta” è in realtà un pretesto per far capire ai bambini che il denaro è un mezzo di scambio (con i genitori oggi, con un futuro datore di lavoro domani) e una riserva di valore limitata, nel tempo e nella quantità. Conoscenze, queste ultime, che si possono imparare solo attraverso l’esperienza e gli inevitabili errori che ne conseguono.

Il consiglio: è importante scegliere con cura il momento adatto per l’inizio della paghetta: all’inizio delle scuole medie, al compimento del 12° anno di età, in occasione della prima vacanza con gli amici da soli.. Come la consegna delle chiavi di casa, o del primo motorino: ogni rito di passaggio ha una sua importanza nel percorso di crescita, e la paghetta in questo non è da meno. Soprattutto dal punto di vista dei figli.

 

Usare la paghetta come una “bacchetta magica”. Primo contatto dei bambini con quell’oggetto misterioso che prende il nome di “denaro”, la paghetta viene talvolta utilizzata dai genitori come una sorta di “bacchetta magica” per insegnare ai bambini comportamenti che non hanno nulla a che fare con il risparmio: studiare con regolarità, fare i lavori di casa, eccetera. In questo modo la paghetta smette di essere uno strumento di educazione per diventare un misero sostituto dell’autorevolezza parentale.

Il consiglio: la paghetta non è uno “stipendio” che i genitori danno ai figli, ma uno strumento per educare questi ultimi a un uso consapevole del denaro. Sono, pertanto, da mettere in conto anche i possibili errori (come il rischio che la paghetta venga spesa, tutta e subito). La paghetta non va negata, ma neppure vincolata all’umore del momento o alla “buona “condotta” dei figli a scuola o in casa: nei limiti del possibile, deve diventare qualcosa su cui i figli posso sempre contare, e attraverso cui abituarsi a un uso consapevole dei propri soldi (e dei propri mezzi).

 

Non fidarsi. molti genitori concedono la paghetta ai figli ma a condizione di poter controllare, quando non decidere arbitrariamente, in che modo il denaro viene effettivamente speso. In questo modo, tuttavia, i figli non acquistano mai autonomia e non si responsabilizzano, limitandosi a ricoprire il ruolo di “personal shopper” dei genitori stessi.

Il consiglio: nel momento in cui si decide di dare una paghetta ai figli bisogna essere disposti a concedere a questi ultimi la libertà di disporre del denaro nel modo che ritengono più opportuno. Se fino a poco tempo fa non era possibile conoscere in che modo la paghetta in contanti era stata spesa, oggi grazie al denaro elettronico è possibile tenere traccia di ogni transazione, del luogo e del momento in cui i soldi sono stati spesi, per correggere eventuali comportamenti sbagliati e ripetuti nel tempo.

 

Usare una sola forma di denaro. I bambini che nascono oggi probabilmente non prenderanno mai in mano una banconota da 500 euro, non entreranno in una filiale bancaria, ma apriranno il loro primo conto corrente direttamente dallo smartphone. A che pro, quindi, dare la paghetta “a mano”, se esistono già oggi metodi più sicuri e convenienti per trasferire il denaro da una persona all’altra utilizzando le moderne tecnologie?

Il consiglio: ancor prima che a distinguere una moneta dall’altra, può essere utile abituare i più giovani ad amministrare i propri risparmi nella loro forma immateriale. Dai soldi caricati su una prepagata alle app, il denaro dei nostri figli sarà qualcosa di completamente diverso rispetto al denaro dei loro nonni. Nell’attesa, meglio non commettere più gli stessi errori.

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