Risparmiare: questione di abitudine o di competenze?
risparmio

Quello che è certo è che le nostre abitudini sono cambiate, non si sa ancora se per sempre. Nel giro di una generazione gli italiani sono passati dall’essere “popolo di formiche” a “popolo di cicale”, secondo la definizione del Sole 24 Ore che ha riassunto così l’esito delle ultime rilevazioni Ocse: la percentuale di reddito lordo risparmiato dalle famiglie italiane è diminuita dall’invidiabile 16% del 1995 a poco più del 2,4% nel 2017.

 

L’abitudine al risparmio è venuta meno fin dagli anni novanta

In realtà, l’abitudine al risparmio sembra essere venuta meno fin dai tardi anni novanta, dimezzandosi dal 16% del 1995 al 7,4% già nel Duemila, per poi calare in maniera meno repentina ma irreversibile fino al 2012, dove ha toccato il punto più basso (2% del reddito lordo) prima di rialzarsi fino al 2,4% dell’ultimo anno. Così non è stato negli altri Paesi, dove l’abitudine al risparmio è rimasta pressapoco la stessa o di poco inferiore, seppur in uno scenario altrettanto instabile di recessione e ripresa al rallentatore.

Ovviamente, è possibile sopravvivere anche senza avere più di tre mesi di stipendio accantonati per far fronte alle emergenze. Risparmiare, tuttavia, non è solo una questione di previdenza: avere un piccolo capitale da parte, magari diversificato o investito per difenderlo dall’inflazione, è la premessa necessaria per godere di maggiori possibilità di scelta (e di maggiore tranquillità) nel corso delle tappe fondamentali della vita attiva.

Un nuovo lavoro, una nuova casa, un acquisto importante, curarsi, viaggiare, formarsi: se il tempo è denaro, è anche vero che il denaro è uno dei tanti modi con cui noi acquistiamo la libertà di poter disporre del nostro tempo futuro.

 

Invecchiamento e bassa scolarizzazione: le ragioni del divario

Competenze, comportamenti e abitudini: da qualsiasi punto la si guardi, la relazione degli italiani con il risparmio non è mai stata tuttavia così problematica come oggi. I nostri connazionali sono all’ultimo posto di tutti i risultati del questionario dell’International Network for Financial Education, i cui risultati sono stati pubblicati dalla Banca d’Italia e analizzati nel dettaglio da un recente articolo di Truenumbers.it.

Secondo il questionario, gli italiani hanno maggiori difficoltà di altre nazionalità quando si tratta di fare un semplice calcolo sugli interessi da pagare (“competenza”), sulle capacità di prendere decisioni autonome e di rispettare un budget predefinito (“comportamento”), oppure di adottare una strategia differente rispetto al semplice “vivere alla giornata” (“attitudine”).

I motivi? Invecchiamento generale della popolazione e una minore alfabetizzazione – non solo economico-finanziaria – rispetto agli altri Paesi. Anche chi ha una laurea o un diploma, tuttavia, non se la cava meglio dei laureati o diplomati in altri Paesi quando si tratta di risparmiare. Unico punto a nostro favore l’umiltà: un italiano su tre “sa di non sapere”, mentre solo uno su cinque negli altri Paesi ammette la propria incompetenza.

 

Per nuove esigenze servono nuove competenze (e nuovi strumenti)

Risparmiare, tuttavia, non è solo una questione di competenze, ma anche di strumenti, che non possono più essere il quaderno con cui le nostre nonne tenevano conto di tutte le entrate e le uscite (o un più esotico Kakebo). Rispetto a vent’anni fa le fonti di reddito di individui e famiglie si sono ampiamente diversificate: non più solo redditi da lavoro ma anche da capitale, da eredità accumulata dalle famiglie, dal lavoro autonomo, da piccoli lavoretti per una piattaforma di “gig economy”.

Per una persona sola, o per una coppia giovane alle prese con il lavoro, un neonato, una casa e le inevitabili difficoltà legate alla gestione di un budget condiviso, può non essere semplice amministrare i propri risparmi, anche se supportati da un’adeguata istruzione. Servono anche nuove tecnologie: per tenere traccia dei propri pagamenti, per gestire i risparmi in maniera consapevole, per mettere da parte in automatico un piccolo capitale nel tempo senza affidarsi al caso o alla propria buona volontà.

In questo senso, tra le cause che hanno portato nel corso degli ultimi anni alla metamorfosi “da formiche a cicale” rientra sicuramente il ritardo digitale che i nostri connazionali hanno accumulato nei confronti degli altri Paesi, dove l’accesso ai servizi bancari via Internet e la più recente rivoluzione fintech si sono diffusi con qualche anno di anticipo rispetto a noi. Dopo il grande successo delle app “per risparmiare” sulla spesa, i viaggi e i piccoli acquisti quotidiani, è giunto il momento di scoprire le app.… per migliorare le nostre capacità di risparmio?

Questo blog non rappresenta una testata giornalistica in quanto viene aggiornato senza alcuna periodicità.
Non può pertanto considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge n° 62 del 7.03.2001.