Quanto vale il nostro tempo libero?
pagare per avere tempo libero a disposizione

Le persone che spendono una piccola porzione dei propri risparmi per avere più tempo libero a disposizione sono più felici di coloro che non lo fanno, o che usano quei risparmi per acquistare oggetti o servizi che non fanno risparmiare tempo. Lo dimostra una ricerca realizzata su oltre seimila adulti in Olanda, Danimarca, Stati Uniti e Canada, ripresa nella “cover story” di questo mese della Harvard Business Review, “Time for happiness” a cura di Ashley Whillans, della omonima Business School.

Che cosa cambia tra il farsi servire a casa propria o al ristorante?

Se siamo favorevoli, in linea di principio, al fatto che per poter guadagnare più soldi siamo costretti a investire una parte maggiore del nostro tempo nel lavoro, non siamo altrettanto predisposti ad accettare il fatto che per avere più tempo libero a disposizione forse basterebbe spendere qualcosa in più. Ad esempio, delegando a qualcun altro le attività più monotone, ripetitive, che non ci procurano benessere e che riducono significativamente il tempo libero a disposizione.

Grazie alla tecnologia possiamo trovare in breve tempo e a un prezzo competitivo qualcuno che vada a fare la spesa al posto nostro, che porti i figli a scuola o a fare sport, che vada a ritirare un pacco alla posta o che ci porti la cena dal ristorante a casa. Proviamo tuttavia un senso di disagio nel delegare un certo tipo di attività ad altri, come se farci “servire” dietro un adeguato compenso fosse più accettabile quando siamo seduti al tavolo di un ristorante, o in vacanza in un villaggio turistico, piuttosto che a casa nostra.

“Non avere tempo” è un simbolo di status?

Molte persone ancora oggi sovrastimano le ricadute positive di un aumento di stipendio o di altri incentivi economici sul proprio benessere e qualità della vita, sottostimando invece il valore della flessibilità nella gestione dei tempi e degli spazi di lavoro, secondo una ricerca compiuta su oltre 42 mila persone tramite il portale di annunci di lavoro Glassdoor e citata nell’articolo di Harvard Business Review.

Posti di fronte alla scelta tra uno stipendio da 100 mila dollari all’anno e uno stipendio da 90 mila dollari, ma con molti più giorni di vacanza disponibili, la maggior parte delle persone intervistate nel sondaggio di Glassdoor preferisce solitamente un lavoro che consenta loro di guadagnare di più. Salvo poi spendere più soldi in vacanze o esperienze costose nella speranza di approfittare di ogni singolo minuto di tempo libero a disposizione.

Non avere tempo, ancora oggi, è visto come un simbolo di status. Forse, perché è un modo per comunicare implicitamente al nostro interlocutore quanto il nostro lavoro sia importante per la società. Siamo in grado di assegnare un valore monetario al tempo dedicato al lavoro (decidendo in autonomia se lo stipendio è adeguato, o se è giunta l’ora di chiedere un aumento), mentre siamo molto più restii a valutare correttamente il valore del nostro tempo libero, e a decidere di spendere qualcosa per utilizzarlo in compagnia della famiglia, degli amici, o in attività che ci soddisfano… Salvo poi stupirci di quanto sia passato in fretta un altro weekend.

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