Pagamenti P2P: che cosa sono, come funzionano e chi li usa più spesso
pagamenti p2p app come funzionano

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Hanno meno di 34 anni, e non ricordano l’ultima volta in cui per inviare denaro a un amico hanno dovuto usare il contante, gli assegni o i bonifici bancari. È quanto emerge da una ricerca di Mercator Advisory Group pubblicata all’inizio di questo mese, secondo la quale il 78% dei giovani americani tra i 18 e i 34 anni fanno uso abitualmente di servizi di pagamento p2p, di cui oltre un terzo più di una volta a settimana. Percentuale che scende al 57% quando si tratta di utenti più adulti, ma che comunque rappresenta un incremento significativo e ormai irreversibile rispetto agli anni precedenti. Negli Stati Uniti, il valore totale dei pagamenti p2p dovrebbe crescere del 55% quest’anno, per raggiungere i 120 miliardi di dollari.

«Con le carte di pagamento è possibile solo pagare un esercente. Con lo smartphone, le persone possono pagarsi l’un l’altra – scrive l’esperto di pagamenti digitali innovativi e direttore dell’innovazione di Consult Hyperion David Birch nel suo ultimo libro, purtroppo non ancora tradotto in italiano –  È questa la vera rivoluzione».

I pagamenti p2p più diffusi

nei gruppi di amici che in famiglia

Secondo uno studio di Bank of America i pagamenti p2p sono diventati ormai una nuova “norma sociale” in fatto di condivisione delle spese e restituzione di piccoli e grandi prestiti ricevuti da amici e famigliari. Diffusi trasversalmente tra le varie generazioni (il 48% della Generazione X, il 49% dei Baby Boomers e il 25% dei più senior ne fa uso abitualmente), devono gran parte del loro successo alla convenienza (68% degli utilizzatori), alla raccomandazione da parte di amici e famigliari (48%) e all’insofferenza nei confronti di contante e assegni (16%).

Usati prevalentemente all’interno di gruppi consolidati (il 50% degli utenti li usa per inviare e ricevere denaro dagli amici, il 35% da altri conoscenti, il 20% in ambito famigliare), i trasferimenti p2p vengono impiegati prevalentemente per il pagamento di bollette (57% dei Millennials, rispetto al 45% in media), viaggi (47%), trasporti (43%), acquisto di regali (45% in media), concerti (38%) e cene (36% in media).

Che si tratti di rimborsare un amico, o di condividere in anticipo i soldi, in media vengono inviati meno di 20 dollari per volta (nel 22% dei casi), ma il 26% degli utenti si dichiara disposto a inviare, in caso di necessità, anche importi fino a 500 dollari per volta. Solo il 5% non si sente ancora pronto a usare lo smartphone per inviare più di 50 dollari a un singolo destinatario.

Le “buste rosse” cinesi

Nel Paese in cui per la prima volta hanno fatto la loro comparsa le banconote, i pagamenti digitali tra persone rappresentano ormai la consuetudine in fatto di scambio di piccole e grandi somme di denaro. La stessa WeChat Pay, funzionalità di pagamento integrata nativamente nella app di messaggistica WeChat, non a caso è nata proprio come strumento di pagamento p2p, prima di dare la possibilità agli utenti di pagare anche nei negozi e online.

La Cina, più degli Stati Uniti e dell’Europa, è il Paese dove i pagamenti mobile, in cui i p2p rientrano, sono i più diffusi al mondo, con oltre 157,5 trilioni di yuan (circa 22,8 trilioni di dollari) transati nel solo 2016 via app come WeChat e Alipay. Nel corso del Capodanno 2016, le tradizionali “buste rosse” contenenti una piccola somma di denaro sono state sostituite dai loro equivalenti in formato digitale, per un totale di circa 46 yuan scambiati tra gli utenti tramite uno strumento di pagamento p2p.

La situazione in Italia

In Italia i numeri sono ovviamente più contenuti rispetto agli Stati Uniti, per non parlare della Cina, ma lo scenario sta cambiando molto velocemente. Oltre il 35% delle persone dichiarano di conoscere o di aver utilizzato nel corso dell’ultimo anno i servizi di pagamento p2p, secondo l’ultima edizione dell’osservatorio Fintech & Digital Finance della School of Management del Politecnico di Milano.

Come giustamente riportato da David Birch, nella citazione di apertura di questo articolo, i pagamenti p2p aprono nuove e finora inesplorate possibilità per sviluppare ulteriormente forme alternative di reddito nell’ambito della sharing e on demand economy: nel momento in cui è possibile pagare e ricevere pagamenti anche per importi minimi di denaro, vengono meno anche i ritardi e le difficoltà di mettere a profitto e guadagnare tramite le proprie competenze, risorse e proprietà sottoutilizzate (la casa, l’auto, lo studio..). Da un certo punto di vista, considerare i pagamenti p2p come un “rimborso” tra amici può sembrare quasi una prospettiva fin troppo “tradizionale”.

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