Geoblocking: addio, o arrivederci?

Un passo in più verso il mercato unico digitale europeo. Sei mesi dopo la fine del roaming, questa settimana è iniziata con l’applicazione del regolamento UE 302/2018 che prevede, tra le altre cose, di porre un limite legale alla pratica del “geoblocking” in tutti i Paesi del mercato unico europeo.

 

Che cos’è il geoblocking

Ma che cos’è, in poche parole, il geoblocking? Si tratta di una pratica, ritenuta commercialmente scorretta dal punto di vista dei diritti del consumatore, di limitare l’accesso a un sito web o la conclusione di un pagamento in base alla nazionalità o posizione geografica di un utente al momento dell’acquisto. Ad esempio, vietando l’acquisto online di biglietti dalla versione in lingua tedesca di un museo tedesco a un turista proveniente dall’Italia.

Secondo i dati forniti dalla Commissione Europea ancora nel 2015 il 63% dei siti online esaminati era solito applicare politiche più o meno restrittive di “geoblocking”, ad esempio negando l’accesso al proprio sito oltre i confini nazionali, o interrompendo automaticamente il processo d’acquisto al momento di completare l’ordine se l’utente risulta essere residente in un altro Paese.

Le aziende di ecommerce che hanno siti online multilingua, ma anche agenzie di viaggi online, rivenditori di biglietti (di concerti, attrazioni, eccetera) e simili non potranno più quindi reindirizzare in automatico i clienti da una versione all’altra del sito, o negare loro la possibilità di usufruire di promozioni e sconti dedicati ai consumatori di altri Paesi del mercato unico.

Sarà possibile, tuttavia, limitare la vendita all’estero in caso di determinati motivi (ad esempio, nel caso di spese di spedizione e consegna non competitive) mentre rimangono invariate le regole applicate ai contenuti d’autore protetti da copyright.

 

Nel 2020 la fine del geoblocking sull’audiovisivo?

Il “geoblocking”, infatti, rimarrà una consuetudine diffusa per quei siti che rivendono prodotti audiovisivi come e-book, musica, videogiochi e software, per cui resta valido il “principio di territorialità”. Per il momento, quindi, non sarà possibile abbonarsi a un servizio di video o di musica in streaming in un Paese diverso rispetto a quello di origine.

La Commissione europea si è riservata, tuttavia, la possibilità di rivedere la regolamentazione vigente entro il 2020, per rimuovere anche quest’ultimo ostacolo verso la piena integrazione del mercato unico digitale, in un settore che già oggi ha raggiunto oltre i 600 miliardi di euro di valore e cresce a doppia cifra in tutti i Paesi.

 

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