Dalla Savana a Wall Street (sesta parte) - Tinaba
finanza comportamentale

L’articolo precedente ha affrontato l’argomento dell’eccesso di fiducia in se stessi, una distorsione comportamentale che induce a sopravvalutare le proprie capacità con esiti che, se nel corso della vita possono essere favorevoli, raramente lo sono nel contesto ultra competitivo degli investimenti.

Altrettanti guai possono derivare da una distorsione oggettivamente diversa, ma abbastanza simile da essere spesso confusa con la precedente. Si tratta dell’eccesso di ottimismo ovvero nell’illusione che le cose debbano necessariamente procedere per il meglio o, per dirla in modo più rigoroso, nella sistematica sopravvalutazione delle probabilità attribuite all’esito più favorevole di un evento incerto. A chi siamo debitori di questo istinto? Come per tutti quelli incontrati finora lo dobbiamo ai nostri antenati.

È un sano eccesso di fiducia nel futuro che spinge le persone ad affrontare imprese temerarie. Sono queste imprese temerarie che, nei casi di successo, hanno consentito un miglioramento delle condizioni di vita e un incremento delle possibilità di sopravvivenza. Naturalmente esistono i danni collaterali, sotto forma di fallimenti individuali e collettivi, connessi agli esiti disastrosi di tentativi che hanno troppo sfidato la buona sorte. Ma l’evoluzione non si fa scrupoli nel sacrificare alcuni per il bene di molti.

Come l’eccesso di fiducia in se stessi, anche l’eccesso di ottimismo consente alle persone di spingersi al di fuori della propria “comfort zone” e di tentare imprese ai limiti delle proprie possibilità.

Dare per scontato che le cose andranno per il verso giusto consente di accettare sfide impegnative e di tenere duro di fronte alle difficoltà: il giovane calciatore che già si vede con la maglia della nazionale e non si scoraggia per sconfitte o infortuni, lo smanettone che già vede la sua app sui telefonini di mezzo mondo nonostante i molti no ricevuti, il manager che porta la sua impresa a scalare le classifiche.

Come spesso accade per le distorsioni cognitive e comportamentali, purtroppo, ciò che spesso si rivela come un’arma efficace nella vita quotidiana può rivelarsi un’arma di autodistruzione nella gestione delle finanze personali. Quante persone – o imprese – si caricano di livelli eccessivi di debito ipotizzando incrementi di reddito o di fatturato che mai si materializzeranno?  Quanti investitori mantengono in portafoglio titoli decotti, fiduciosi in un improbabile futuro radioso? Quante proiezioni di rendimento palesemente irrealistiche capita di vedere da parte dei consulenti finanziari?

I mercati finanziari hanno molte funzioni e molti meriti, ma non quello di trasformare i sogni in realtà  o le aspettative irrealistiche in risultati concreti. La fiducia in se stessi e nel futuro vanno annoverati tra le doti dell’uomo, non tra i difetti. Ma quando ci si confronta con la realtà insidiosa dei mercati finanziari è meglio lasciare spazio a una sana dose di realismo.

L’analisi di quanto le varie alternative di investimento hanno reso nel passato deve essere il punto di partenza di una sana pianificazione finanziaria. La consapevolezza del legame indissolubile tra rendimento e rischio deve rappresentare un punto fermo: anche in finanza ogni cosa ha un prezzo, soprattutto emotivo, nulla è dovuto per benevolenza del destino. Meglio accettare il dato di fatto che solo pochi fortunati e iper dotati si possono arricchire sui mercati finanziari. Per tutti gli altri, meglio coltivare aspettative realistiche e realizzabili.

Paolo Moia – Banca Profilo

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