Dalla Savana a Wall Street (quinta parte) - Tinaba
finanza comportamentale

Qual è l’opinione prevalente (perlomeno nella popolazione maschile …) riguardo ai limiti di velocità? Che siano stabiliti sulla base delle capacità di guida e dei tempi di reazione degli altri, notoriamente meno abili e reattivi. Quasi tutti, in pratica, sfidando le leggi del traffico e quelle della statistica, si ritengono guidatori superiori alla media. Ma anche studenti, figli, genitori, professionisti, colleghi (e articolisti …).

Questa tendenza a valutarsi con estrema generosità prende il nome di eccesso di fiducia in se stessi. Tranne che in campi specialistici e lontani dalla propria sfera di competenza, ognuno è convinto di possedere abilità molto superiori al reale. I selezionatori dei talent show sono le vittime predestinate di questa distorsione cognitiva.

L’eccesso di fiducia in se stessi, quando diventa presunzione e strafottenza, è distruttivo: in famiglia, in azienda, in politica. Ma nelle giuste dosi consente di affrontare con più grinta le sfide e le difficoltà della vita. Consente di tentare imprese apparentemente temerarie – un corso di studi, un cambiamento lavorativo, la costituzione di un’azienda, una scoperta scientifica, una carriera artistica – dando fondo alle proprie energie e valorizzando i propri talenti. Anche di questo tratto caratteriale siamo debitori ai nostri antenati. Quelli abbastanza spavaldi da tentare nuove vie, senza perdersi d’animo nelle difficoltà, hanno avuto maggiori probabilità di sopravvivenza.

È strettamente correlata all’eccesso di fiducia un’altra distorsione cognitiva che i social network hanno trasformato in un fenomeno di massa: l’effetto Dunning-Kruger. Si tratta della tentazione irresistibile con cui individui poco competenti in una certa materia tendono a sopravvalutare le proprie abilità. Non stupisce l’onnipresenza del binomio incompetenza-supponenza soprattutto quando, come oggi, tutorial e bigini elettronici sfornano eserciti di tuttologi.

Nella gestione dei risparmi l’eccesso di fiducia in se stessi si manifesta regolarmente e in varie forme. Ad esempio con la convinzione di poter liquidare i propri investimenti appena prima che il mercato inizi a scendere. Oppure con l’illusione di saper selezionare i titoli più profittevoli, senza tener conto che nel tentativo saremo in competizione con decine di migliaia di soggetti altrettanto dotati di dati e modelli di elaborazione. O ancora con la sistematica sopravvalutazione della nostra capacità di sopportare le oscillazioni dei prezzi.

In finanza, solo una buona dose di realismo e umiltà possono proteggere dall’eccesso di fiducia. Realismo nella prefigurazione del rendimento atteso del portafoglio: nel medio-lungo periodo, in condizioni di inflazione normale, questo valore non potrà discostarsi molto da un valore percentuale a singola cifra. Questa è la realtà con cui è necessario venire a patti. Umiltà nella valutazione delle proprie capacità di investitori: i mercati hanno una naturale tendenza a salire (l’unico vero gioco a somma superiore di zero su cui poter contare)  ma la conquista di performance superiori agli indici di riferimento è, per definizione, un gioco a somma zero (o più precisamente a somma negativa, vista la presenza di costi e oneri). Sono pertanto da preferire strutture di portafoglio semplici, economiche, senza illusioni di rendimenti anomali.

Paolo Moia – Banca Profilo

Conosci il nuovo servizio Investimenti di Banca Profilo in Tinaba?

Fai una simulazione

Questo blog non rappresenta una testata giornalistica in quanto viene aggiornato senza alcuna periodicità.
Non può pertanto considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge n° 62 del 7.03.2001.