Come fare volontariato, anche quando non si ha molto tempo per farlo
come fare volontariato

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Durante il giorno? No. Alla sera? Sì, ma solo dopo le 22. Nel weekend? Ci sono i figli, gli straordinari, i genitori a cui far compagnia. Per buona parte della popolazione italiana in età da lavoro trovare il tempo di dedicarsi al volontariato rimane un’impresa, soprattutto per chi abita nei grandi centri metropolitani, vincolato com’è dalle necessità di spostamento e dalla difficoltà di trovare un’associazione di volontariato a una distanza accettabile da casa.
 

Un volontario ogni 10 abitanti in Italia

Eppure, il Terzo Settore non è mai stato così popolare come oggi. Secondo l’ultimo censimento permanente dell’Istat, pubblicato lo scorso mese, alla fine del 2015 erano 336 mila le realtà no profit attive in Italia, in crescita dell’11,6% rispetto all’ultima rilevazione del 2011. Nel nostro Paese quasi una persona su dieci (5,5 milioni) è attiva nel volontariato, in crescita del 16,2% rispetto a quattro anni fa, in qualche tipo di ente benefico e no profit.
 
Nella maggior parte dei casi si tratta di associazioni riconosciute e non (85%), seguite da cooperative sociali (4,8%) e fondazioni (2%), concentrate prevalentemente al nord (51%) di cui il 15% in Lombardia, seguita dal Veneto e dal Piemonte al 9%, anche se Campania e Lazio sono le regioni che negli ultimi anni hanno visto crescere il maggior numero di realtà del Terzo Settore.
 

Si allarga il divario digitale

La crescita del numero di volontari e di organizzazioni si scontra, tuttavia, con lo storico ritardo del settore nei confronti dell’innovazione tecnologica e digitale. Perfino gli enti no profit maggiori sono tutt’ora in difficoltà, quando si tratta di gestire la propria presenza sui canali social (l’80% degli enti non ha un profilo Instagram, il 25% non ha una pagina Facebook), o di strutturare una raccolta fondi tramite canali digitali.
 
Se la crescita del no profit in Italia si mantiene su numeri di tutto rispetto, è lecito pensare che la diffusione del volontariato e il contributo delle donazioni potrebbe raggiungere dimensioni ancora più ampie con una presenza social e digitale più strutturata: soprattutto se si pensa che l’83% degli utenti Internet italiani si professa donatore abituale.
 

Dalla raccolta fondi online

alla gestione dei canali social

In questo contesto, lo studente costretto a districarsi tra esami, ripetizioni e lavoretti part-time, ma anche il professionista in carriera che vorrebbero dedicare qualche ora del proprio tempo al volontariato, spesso si ritrovano nell’impossibilità di conciliare i tempi variabili della vita universitaria e lavorativa con le attività, solitamente diurne, delle associazioni. Grazie al digitale, tuttavia, oggi è possibile diventare volontari a distanza, proprio in quegli ambiti operativi in cui le associazioni no profit faticano più di altre a rimanere al passo con i cambiamenti della società.
 
Dalla gestione dei canali social, alla scrittura di articoli per il blog o newsletter, alla possibilità di offrire un sostegno a distanza a persone in condizioni di marginalità e difficoltà lavorative o economiche, attraverso una chatline o videochiamate su Skype, fino alla creazione e promozione attiva di campagne di raccolta fondi online con gli strumenti più innovativi disponibili sul mercato in favore della propria associazione, il volontariato “digitale” ha tutte le carte in regola per essere altrettanto importante di quello realizzato “in strada”. I volontari digitali possono decidere – di comune accordo con gli altri volontari – tempi e modalità del proprio contributo, in base ai propri impegni lavorativi e senza essere costretti a recarsi ogni settimana presso la sede dell’associazione.
 
Per una volta, quando qualcuno vi chiederà di “staccare” dallo smartphone o dal computer, potreste avere una buona scusa per rispondere di “no”: «Sto facendo volontariato».

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